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AIS Toscana – In visita alle Filigare

AIS Toscana – Associazione Italiana Sommelier

Gradita visita della Delegazione AIS di Firenze presso l’Azienda Le Filigare, nel cuore delChianti Classico. Di proprietà della famiglia Cassetti Burchi, ad accoglierci è proprio Alessandro, che da sempre si occupa in prima persona della cura dei vigneti. Insieme a lui, Luciano Bandini, al quale da oltre venti anni è affidata la conduzione enologica dell’azienda e Pamela Bicchi, sommelier e responsabile commerciale.

Anche se formalmente facente parte del territorio amministrativo di Barberino Val d’Elsa, l’azienda si colloca al confine fra San Donato e Castellina in Chianti. Le due località si dividono equamente i 12 ettari vitati complessivi, la cui quasi totalità è dedicata al sangiovese, con piccole porzioni di cabernet sauvignon, colorino, canaiolo e un recentissimo impianto di syrah.

La collocazione geografica è particolarmente fortunata: i vigneti sono situati tra i 450 e i 550 metri, protetti dalla vegetazione boschiva e nord, mentre godono di una particolare conformazione delle valli del versante meridionale, che come un piccolo canyon si inoltrano in direzione della Val d’Elsa, beneficiando così delle correnti temperate provenienti dalla costa tirrenica.

La costante ventilazione riduce al minimo i problemi legati alle nebbie, così come il terreno arenario argilloso permette un drenaggio ottimale dei terreni. A questo si aggiunge una presenza importante di sassi, che concorre al contenimento della vegetazione. Queste condizioni di poca vigoria ben si adattano ad un allevamento ottimale del sangiovese, e la scelta di contenere le rese sotto i 60 quintali per ettaro ha come naturale conseguenza la produzione limitata a 40 mila bottiglie dal livello qualitativo rilevante. È inoltre terminata la fase di conversione agronomica, che consentirà di certificare i vini come biologici già dalla vendemmia 2016.

Fin dall’inizio, Le Filigare ha sposato la barrique per la vinificazione dei prodotti, sapendo però apportare negli anni piccoli cambiamenti che hanno seguito di pari passo le variazioni del gusto del mercato. Oggi si utilizzano legni che hanno subito più passaggi rispetto a qualche anno fa, così come le dimensioni dei contenitori stanno leggermente incrementando. Anche i tini di cemento, già presenti all’interno delle cantine, sono stati ristrutturati e recuperati per le vinificazioni di alcuni prodotti.

La strada sembra tracciata, nelle parole di Bandini, verso un graduale ritorno verso le botti di 25-20 ettolitri della tradizione chiantigiana, magari di legno di castagno, e un gusto che il mercato internazionale sta cominciando a rivalutare. Questo percorso verso la tradizione e la qualità non manca di coinvolgere l’impiego delle nuove tecnologie recentemente acquisite dall’azienda: in particolar modo ci si è concentrati sull’importanza del primo contatto delle uve con la cantina, avvalendosi di una diraspatrice che permette di selezionare gli acini perfettamente integri, in modo da limitare al massimo eventuali estrazioni indesiderate.

I risultati della unione tra questo particolare terroir e l’attenzione nella cura dei vigneti sono rintracciabili nei vini prodotti, che comprendono il Chianti Classico, Il Chianti Classico Riserva Maria Vittoria, Il Chianti Classico Lorenzo (di cui l’ultima vendemmia uscirà dal 2017 come Gran Selezione). A questi si affiancano anche i due Supertuscan Pietro, a base merlot, e Podere le Rocce, blend di sangiovese e cabernet sauvignon. Tutti vini caratterizzati dalla grande freschezza di sottofondo, senza dubbio dono dell’altitudine, che dona scorrevolezza e una vivace fruttuosità.

Questa caratteristica è stata potuta rilevare in particolar modo nel Maria Vittoria, in quanto la visita si è conclusa con una degustazione di una verticale di otto annate di questa riserva. Fatta unica eccezione per l’annata di esordio dell’azienda, il 1997, che prevedeva una composizione di 90% sangiovese e 10% di canaiolo e colorino, dalla vendemmia successiva l’uvaggio è stato modificato innalzando il sangiovese al 95% con il 5% di merlot a complemento. La maturazione prevede un passaggio in barrique non nuove per 12 mesi, a cui segue un uguale periodo in botte grande.

Alla conclusione degli assaggi, le già favorevoli impressioni avute sugli altri vini si sono confermate in queste vecchie annate: eleganza, spiccata freschezza e una ottima fattura dei tannini presente anche nelle vendemmie meno favorevoli. Da sottolineare come l’andamento stagionale ha marcato sensibilmente la variabilità dei profumi, alternando una impronta più floreale nelle annate deboli ad un’altra indirizzata al frutto in quelle più calde. Di seguito sono riportate le note di degustazione.

Fonte: http://www.aistoscana.it/in-visita-a-le-filigare/